Tanzania



Analisi del contesto
Origini dell’intervento
Asantesana ONLUS è un’associazione di volontari, liberi professionisti, che già da due anni ha deciso di investire le proprie energie e risorse per portare a termine un progetto sanitario avviato nel villaggio di Kidamali, Iringa, Tanzania. L’avvio di questo progetto, che prevede l’apertura di un dispensario al quale possano fare riferimento gli abitanti dei villaggi di Kidamali, Nzihi, Nyamihuhu e Mangalali, è stato preceduto da un’accurato studio socio-economico dell’area col quale sono stati evidenziati i principali bisogni della popolazione, tra questi il miglioramento del settore medico-sanitario fortemente denigrato. Da questo studio si è dedotto come le carenze alimentari, soprattutto dell’apparato proteico-energetico e vitaminico, non permettano un’adeguata difesa dell’organismo che in caso di epidemie, non fornisce una risposta immunitaria sufficiente. Si verificano spesso patologie dovute ad improprio ed inadeguato apporto ed utilizzazione d’alimenti che, in combinazione con fattori quali le infezioni degli apparati gastrointestinale e gastroenterico, le condizioni socio-economiche, il grado d’istruzione dei genitori e/o del personale d’assistenza, le convinzioni e tradizioni culturali (quando la donna è gravida l’uomo mangia la carne per dare forza al nascituro) e la scarsa igiene personale, portano disturbi che compromettono gravemente la salute dei soggetti colpiti.
A conferma di quanto fin’ora detto è stato rilevato che, a causa delle inadeguate tecniche di post-harvest, i funghi spesso contaminano le riserve alimentari, producendo sostanze, conosciute come aflatossine, che svolgono una forte azione intossicante dell’organismo.
Passati due anni da quando Asantesana ha iniziato ad operare nel territorio tanzaniano e visti gli ottimi risultati ottenuti dalla collaborazione con i locali nell’avvio dell’ospedale ed in altre attività secondarie, l’associazione ha deciso di iniziare a preparare il terreno (in senso figurato) per l’avvio di un progetto agricolo che possa creare le basi per uno sviluppo sostenibile dei suddetti villaggi migliorandone il tenore di vita.
I principi generali di prevenzione ai quali si può far fronte con la realizzazione di questo progetto agricolo prevedono:
-l’introduzione di nuove colture da inserire nella dieta alimentare per riequilibrare le carenze proteiche, energetiche e vitaminiche;
-l’istruzione dei genitori (soprattutto le madri) sugli alimenti più appropriati per i bambini e per loro stessi (con particolare riguardo ai periodi di gravidanza e lattazione);
-l’istruzione degli agricoltori (anche in questo caso particolare attenzione và rivolta alle donne) riguardo le principali tecniche di post-harvest facilmente adattabili (da non dimenticare gli accorgimenti necessari per il trasporto dei prodotti al mercato);
-l’introduzione di nuove tecniche per la coltivazione di prodotti agricoli, che portino ad un incremento della W.U.E. (Water Use Efficiency) e diano soprattutto la possibiltià di ottenere produzioni costanti durante tutto l’anno.
Contesto nazionale, Geografia, storia recente, demografia
La Tanzania, che si trova nella parte sud-orientale dell’africa, confina a nord con Kenya ed Uganda (769 e 396 Km), a ovest con Zaire, Burundi e Rwanda (459, 451 e 217 Km), a sud con Zambia, Malawi e Mozambico (338, 475 e 756 Km), mentre ad est circa 1500 Km di costa, piatta e bassa, sono bagnati dalle calde acque dell’Oceano Indiano.
Secondo l’ultima stima del 2003 la popolazione è costituita da 35.922.454 di abitanti, di cui il 44.3% sono bambini di età compresa tra 0-14 anni; il 53.1% tra 15-64 anni; il 2.6% sopra i 65 anni. Il tasso di crescita è del 1.72%, mentre le aspettative di vita alla nascita sono di 43 anni per gli uomini e 45 per le donne. Da un punto di vista religioso la popolazione si può grossolanamente dividere in tre grandi gruppi: quello dei musulmani che rappresenta il 35%, escludendo l’isola di Zanzibar dove tale percentuale arriva al 99%; quello dei cristiani, 30%, che è in continuo aumento grazie all’opera di evangelizzazione compiuta dalla chiesa cattolica; e quello delle persone che seguono ancora le tradizioni indigene per un altro 35%, si trovano spesso gruppi di animisti, tribù che praticano lo shamanesimo etc...
Da un punto di vista etnico invece, il 97% della popolazione è rappresentato da nativi d’Africa (di cui il 93% hanno origini bantù e discendono da più di 130 tribù diverse), il restante 3% è formato da asiatici, europei ed arabi.
All’interno della struttura sociale costruita nel paese, un ruolo molto particolare rivestono le donne che, se da un lato sono spesso trattate con poco rispetto, considerate merce di scambio e soprattutto private di molti dei loro diritti, quali ad esempio la possibilità di scegliere il proprio marito, d’altro canto costituiscono il motore trainante del paese. Rientrano quasi tutte in quel 75% della popolazione che, all’alba d’ogni giorno, si sveglia per andare a cercare l’acqua necessaria per lavarsi e cucinare, per andare a lavorare nei campi e/o nei mercati e per raccogliere la legna indispensabile in cucina.
Nonostante le dimensioni del paese non siano eccessive (945.000 sq km), si possono riscontrare una gran varietà di aree ecologiche: le foreste tropicali della costa, caratterizzate dall’abbondanza di mangrovia e palmacee; la steppa, diffusa sia al nord del paese sia nel grande altopiano ad un'altitudine media di 1.200 metri; la savana ed un terreno selvaggio, cespuglioso ed incolto che coprono circa il 50% dell’intera superficie del paese. Tutta una zona di deserto semi-arido con degli altopiani vulcanici può essere vista a nord-est ed a sud-ovest, tra questi, a confine col Kenya, troviamo il possente Kilimanjaro, un vulcano alto 5.900 metri ma attualmente inattivo, che rappresenta la più alta vetta dell'Africa.
Selva e foreste silvestri coprivano, fino al 1995 il 46% dell’intero territorio, nell’ultimo decennio si è assistito ad una diminuzione di tali terreni dello 0.3% p.a., percentuale che, secondo le ultime previsioni è in continuoaumento.
I tre grandi laghi presenti nel paese ne delimitano in parte i confini: il Victoria a nordovest, il Tanganyka a ovest e il Malawi (Nyasa) a sud-ovest. Gli ultimi due giacciono nella Rift Valley, la spettacolare formazione geologica che attraversa la terra dalla Turchia fino al Mozambico. Su una superficie complessiva di 945,087 sq km i laghi rappresentano il 6.2% del territorio, mentre per la restante parte il 4.24% costituisce la terra coltivata, l’1.02% è investito a colture permanenti (selvicoltura) ed il 94.74% è adibito ad altri usi (riserve naturali, parchi, terre incolte).
Il clima è molto vario a seconda della zona, da tropicale lungo la costa a temperato negli altopiani interni. Sulla costa troviamo temperature medie di 26.7° e precipitazioni comprese fra i 1016 e i 1930 mm annui, i mesi più freschi sono luglio e agosto (circa 25°), quelli più caldi ed umidi, febbraio e marzo (32) °. Le isole hanno un particolare clima grazie ai venti costanti che spirano tutto l’anno e le rendono meno sensibile il caldo.
Nel vasto altopiano interno (distretto d’Iringa) troviamo un clima più asciutto con piogge varianti tra i 508 ed i 750 mm annui; molto indicativamente si parla di una stagione delle grandi piogge tra marzo e maggio ed una delle piccole piogge intorno a novembre. In molte zone la durata delle precipitazioni è, comunque, ridotta e limitata ad alcune ore al giorno. Le temperature medie giornaliere, oscil-lano intorno ai 33° durante la stagione sec-ca e calda, per scendere fino ai 19° durante il periodo umido e freddo.
Organizzazione politica ed amministrativa
La Repubblica Unita di Tanzania è nata il 26 aprile 1964 dall'unione del Tanganyka (ex territorio con amministrazione fiduciaria britannica su mandato ONU) con Zanzibar, Pemba e altre isole dell'Oceano Indiano (ex colonia britannica). Nonostante l’unificazione di questi due stati abbia portato notevoli vantaggi alla Tanzania, soprattutto maggior peso politico all’interno del Commonwealth e tra gli stati dell’Africa dell’est, l’isola di Zanzibar continua a mantenere un governo completamente autonomo da quello del Tanganyka, rappresentato da Amani Abeid Karume, presidente del Consiglio rivoluzionario di Zanzibar. Sin dalle elezioni del 23 Novembre 1995, il capo dello stato della Repubblica Unita di Tanzania è Benjamin William Mkapa,.
Da un punto di vista amministrativo la repubblica è divisa in 23 regioni o distretti (Moshi, Arusha, Dar-es-Salaam, Dodoma, Iringa, Kagera, Kigoma, Kilimanjaro, Lindi, Mafia, Mara, Mbeya, Mtwara, Mwanza, Pemba, Pwani, Rukwa, Ruvuma, Shinyanga, Singida, Tabora, Tanga e Zanzibar) tra cui vanno messi in risalto quelli di Dar-es-Salaam, in quanto centro politico e commerciale attorno al quale ruota tutta l’economia del paese, nonostante la capitale nazionale sia Dodoma dove sono stai trasferiti gli uffici legislativi e dove l’Assemblea Nazionale s’incontra regolarmente. Kilimanjaro Arusha e Zanzibar, sono i principali centri d’attrazione turistica grazie alla peculiarità della flora e della fauna presenti nel territorio; Shinyanga, Tabora ed Arusha si distinguono per i grandi allevamenti di bestiame gestiti dalle tribù Masai; Mwanza e Mara per le produzioni di pesce secco, provenienti dal vicino lago Victoria distribuite poi in tutto il paese, ed infine le regioni di Iringa e Mbeya che rappresentano il motore trainante dell’agricoltura tanzaniana.
Per implementare e seguire i programmi di sviluppo che il governo và pianificando, nei diversi distretti del paese, è stato conferito potere decisionale ed esecutivo alle Autorità di Governo Locale (una per ogni regione), queste possono essere classificate in due categorie: Autorità Urbane, responsabili dell’amministrazione e dello sviluppo delle aree urbane come città, villaggi e municipalità; ed Autorità Rurali che agiscono nel territorio rurale come campagne e parchi. L’amministrazione dei Governi Locali svolge due ruoli fondamentali, che sono: controllare che vengano rispettate le leggi e l’ordine; creare e seguire piani di sviluppo economico, nelle rispettive aree di giurisdizione. Per fare tutto questo, il Governo Centrale, ha elaborato delle linee direttrici, specifiche per ogni distretto, che vanno seguite il più fedelmente possibile, ma allo stesso tempo vanno anche adattate alle diverse esigenze dei contesti locali.
Economia ed ambiente con particolare focus sul settore primario
La Tanzania sta emergendo da un lungo periodo durante il quale, la proprietà ed i controlli statali hanno dominato la maggior parte dell’economia e della società. Il processo di riforma ha preso il suo avvio, fine anni ’90, producendo il miglioramento del clima degli investimenti, pratiche di privatizzazione e un’inversione di tendenza nella crescita economica ed agricola rilevata con l’impiego d’indicatori macro-economici.
Principali indicatori impiegati in Tanzania nell’analisi del settore agricolo.
Selected Indicators of Agricultural Sector Performance |
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1991-94 |
1995-98 |
Total Real GDP Growth (per cent p.a.) |
2.8 |
3.3 |
Real Agricultural Growth (per cent p.a.) |
3.3 |
3.2 |
Real Growth in Agricultural Exports (per cent p.a.) |
7.5 |
6.8 |
Share of Agriculture in GDP (per cent) |
48.4 |
50.0 |
Share of Agriculutural Exports in Total Exports (per cent) |
56.0 |
56.2 |
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Source: URT/WB. Tanzania Agriculture: Performance and Strategies for Sustainable Growth, February 2000 (draft). |
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L’economia della Tanzania dipende dall’agricoltura (vi lavora l’85% della popolazione) che copre da sola il 75% delle esportazioni e degli impieghi. Rappresenta la fonte principale di risorse alimentari e materie prime per il settore industriale (caffè e thè, prodotti tessili, carta...), nonostante la quantità di terra impiegata, rispetto a quella disponibile, sia molto scarsa a causa dell’inadeguatezza dei mezzi tecnologici a disposizione e delle avverse condizioni ambientali.
Importanti caratteristiche del settore agricolo in Tanzania.
Selected Main Features of the Agricultural Sector in Tanzania |
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Land Resource (million ha): |
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Total land |
95.5 |
Arable land |
44.0 |
Rangeland |
50.0 |
Land under livestock |
24.0 |
Tsetse infested area |
26.0 |
Cultivated land |
10.1 |
Area suitable for irrigation |
1.0 |
Area under irrigation |
0.2 |
Land under medium and large-scale farming |
1.5 |
Per capita landholding (hectare per head) |
0.1 |
Livestock Population (million): |
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Cattle |
15.6 |
Goats |
10.7 |
Sheep |
3.5 |
Poultry (chicken) |
27.0 |
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Source: URT/WB Tanzania Agriculture: Performance and Strategies for Sustainable Growth, February 2000. |
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MWLD. Livestock Subsector Memorandum, 2000. |
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Le principali produzioni del paese possono essere distinte in: produzioni tradizionali (noccioline, tabacco, caffè, spezie, pellami, mais, riso, cotone e legno) e produzioni non tradizionali (uva, girasoli, semi di soia, semi di ricino, cartamo, sesamo, olio di palma, fiori da taglio, frutta e vegetali). Di queste produzioni il 60% è esportato in Europa ed Asia, il 20% in altri paesi africani ed il 15/20% nelle due americhe.
La Tanzania è molto importante anche per la grand’abbondanza in risorse naturali, si trovano: oro, diamanti, gemme, compresa la tanzanite che è una gemma preziosa originaria del paese. Gas naturali sono stati scoperti a Songo, al sud del paese, nickel, carbone, ferro, fosfati, stagno, mica, sale, tungsteno, magnesite, piombo e kaolinite.
Per raggiungere uno sviluppo economico e sociale del paese è necessario: primo, favorire l’incremento del reddito medio degli agricoltori che è anche precondizione per arrivare alla riduzione della povertà nelle aree rurali; secondo, qualsiasi strategia che mira alla sicurezza alimentare deve prevedere delle azioni che implementino il settore agricolo; e terzo, visto che l’agricoltura copre più del 50% del GDP (Gross Domestic Products) del paese, è impensabile il fatto di trascurare tale settore.
Per soddisfare i bisogni e le aspettative della Tanzania il Governo ha deciso, dal 2002, di uniformare la sua politica d’interventi a delle ambiziose linee direttrici, “Tanzania Development Vision 2025” (TDV), quali: la riforma della legislazione in favore di un sistema di norme compatibili con un’economia di mercato; la riduzione dell’imposizione fiscale a favore delle imprese, lo sviluppo delle infrastrutture e delle risorse umane etc.. Più nello specifico, per stimolare il settore agricolo e ridurre la povertà nelle aree rurali, è stato creato l’”Agricultural Sector Development Strategy” (ASDS) che fornisce le basi per azioni di supporto in entrambi settori, pubblico e privato. Tali piani sono stati preparati grazie ad un’azione coordinata di vari membri del governo locale, quali: ministero dell’Agricoltura, del Food Security, delle Cooperatives and Marketing, Ministero dell’Acqua e della Terra e del Ministero delle Finanze.
L’ASDS introduce delle nuove linee guida per lo sviluppo del settore agricolo, garantisce incentivi a chi decide di investire nel settore primario, da privato o tramite la cooperazione con piccoli agricoltori e soprattutto a chi investe nella trasformazione dei prodotti agricoli (agro-processing activities).
Tab.3 Caratteristiche delle aziende agricole familiari nella zona di Iringa; indagine condotta nei villaggi di: Mangalali, Nzihi, Kidamali, Kalenga, Kipera, Nyamihuhu.
Characteristics of Rural Farm Households in the Iringa district |
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1994 |
2000 |
Access to Inputs and Technology (per cent): |
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Hiring labour in agriclulture |
9.9 |
17.3 |
Buying fertilizer |
27.9 |
23.9 |
Buying pesticides |
16.5 |
14.3 |
Using ploughs |
10.8 |
17.8 |
Using carts |
1.2 |
7.6 |
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Ownership of Livestock (per cent): |
59.8 |
63.2 |
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Pattern of Production (per cent): |
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More than 1 crop |
85.4 |
48.6 |
2 or 3 crops |
70.5 |
42.3 |
4 crops |
9.7 |
4.3 |
1 cash crop |
51.2 |
20.3 |
More than 1 cash crop |
4.1 |
0.7 |
More than 1 cereal |
59.2 |
32.8 |
Share of sales of cash crops in total sales |
33.0 |
40.0 |
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Source: M.Luisa Ferreira. Poverty and Inequality During Structural Adjustment in Rural Tanzania |
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Per rendere più chiare le finalità e le modalità d’intervento, sono stati inseriti, nelle caselle azzurre, gli obbiettivi specifici ed i risultati che il progetto si prefigge di raggiungere (attraverso una serie di azioni ampliamente descritte nel quadro logico), collegati alle rispettive problematiche sulle quali intervengono.
(Albero dei problemi)
Realizzazione dell’intervento
Metodologia e tecniche d’intervento
Valutate le caratteristiche socio-culturali che contraddistinguono l’area d’intervento, dove gli abitanti dei piccoli villaggi raramente collaborano tra di loro, spesso allontanati da religioni ed abitudini diverse ma anche dall’appartenenza a tribù ed etnie varie, il progetto intende operare all’interno di un singolo villaggio, dove per altro, i legami che vincolano le famiglie di appartenenza sono talmente forti da consentire facilmente dei momenti aggregativi ma soprattutto da permettere una costante collaborazione altamente produttiva.
Specificatamente, la metodologia adottata è caratterizzata da:
Partecipazione di tutti gli attori presenti; tale partecipazione, sullo scenario di uno sviluppo sostenibile, rappresenta una scelta obbligata per un’oggettiva valutazione degli obiettivi da raggiungere e delle strategie da seguire nella realizzazione del progetto. La realizzazione di uno studio di fattibilità, condotto seguendo il metodo del Participatory Rural Appraisal (PRA), si è rilevato estremamente importante; interviste mirate, ad informatori chiave (autorità locale, agricoltori, commercianti, capi villaggio...), hanno permesso di stabilire un efficace sistema di comunicazione, basato sulla fiducia reciproca, e di elaborare un gran numero di informazioni fondamentali per raggiungere una buona qualità degli interventi. Questo genere d’approccio permetterà il pieno coinvolgimento dei beneficiari locali nelle decisioni strategiche da prendere.
Formazione di formatori e formazione agli agricoltori locali; E’ stata scelta la metodologia che potesse garantire la maggiore diffusione dell’informazione ed i migliori risultati, in un arco di tempo compatibile con la durata del progetto. Quest’attività si basa su una selezione accurata dei formatori, la cui disponibilità e capacità di comunicazione sono fondamentali per la riuscita dell’intervento. Gli argomenti trattati durante le lezioni è fondamentale che riguardino quelle pratiche, colturali e non, necessarie per l’avvio ed una corretta gestione, dell’azienda agricola. E’ importante che tali attività, pratiche e teoriche, siano sviluppate congiuntamente, al fine di fornire agli agricoltori un immediato riscontro di quanto studiato in aula.
Per ogni anno di progetto sono previsti:

Collaborazione con istituzioni locali; la presenza di un’istituzione locale come l’Università di Morogoro è molto importante sia durante la realizzazione del progetto sia dopo. Nel primo caso per la gestione della formazione e per l’impianto del campo sperimentale, attività in cui sono richieste nozioni scientifiche e linguistiche adeguate ed un’accurata conoscenza del territorio; nel secondo caso perché il perpetuarsi di un rapporto di collaborazione, tra l’istituzione in questione e l’associazione di agricoltori di Mangalali, offre, ai secondi, la possibilità di usufruire di un servizio di assistenza tecnica specializzata necessario per l’ottimale gestione dell’azienda.
La collaborazione col TIC (Tanzanian Investment Center), che si occuperà di effettuare le azioni di monitoraggio in itinere sugli sviluppi delle attività progettuali, è invece necessaria: uno per evitare di allontanarsi e discostarsi da quelle che sono le principali linee guida del governo Tanzano; due perché fornisce, agli agricoltori di un piccolo villaggio rurale del distretto di Iringa, la possibilità di usufruire di agevolazioni finanziarie alle quali autonomamente non avrebbero accesso (abolizione delle tasse su: acquisto di input agricoli, macchinari, trattori, esportazioni..).
Tali istituzioni potranno garantire la continuità della produzione e dei servizi offerti agli agricoltori, diverranno il punto di riferimento per la riabilitazione dell’economia contadina locale e per migliorare l’efficienza nella distribuzione di mezzi della produzione.
Organizzazione delle risorse (umane, fisiche e finanziarie)
Per la realizzazione del progetto è necessario stabilire una base logistica che, per il primo anno, ricadrà nel vicino villaggio di Kidamali (circa 10 km), Gli spostamenti interni del personale espatriato residente in loco e dei tecnici nazionali impiegati nel progetto, saranno garantiti da 2 vetture fuoristrada messe a disposizione dall’associazione Asantesana.
Gli aspetti logistici sono già stati affrontati durante il preliminare studio di fattibilità, in modo da garantire il rapido avvio delle attività che, in parte, dipendono dalle condizioni climatiche (fasi stagionali).
Il progetto si avvarrà della presenza, durante tutta la sua durata, di un capo progetto residente, agronomo, possibilmente con una conoscenza della regione. Un altro tecnico espatriato, con particolare conoscenza nel settore delle costruzioni sarà presente in loco per i primi 6 mesi di attività, al fine di seguire la direzione dei lavori per la preparazione delle strutture necessarie all’azienda. La sua presenza sarà, inoltre, richiesta, tre mesi al secondo anno per la costruzione dei canali d’irrigazione e degli impianti di smaltimento e reimpiego dei rifiuti organici.
Per lo svolgimento delle attività didattiche sono necessari formatori esperti che, una volta l’anno, tengano dei corsi di 21 giorni, all’università di Morogoro, tracciando le linee guida che i formatori locali dovranno seguire durante le attività di didattiche con gli agricoltori.
Per quanto riguarda il personale nazionale, saranno organizzati dei gruppi di lavoro: con l’università locale, per la gestione delle attività di formazione e per i seminari previsti in progetto; con il TIC (Tanzanian Investment Center) saranno organizzate tre azioni di monitoraggio e valutazione delle attività in itinere.
Tra il primo ed il secondo anno di progetto, per un periodo di massimo sei mesi, ci si dedicherà all’analisi del sistema commerciale e del trasporto dei prodotti utili, nonché allo studio delle modalità di libero accesso al mercato fondamentali per chiudere l’intero ciclo produttivo dell’azienda.
Per quanto riguarda il personale locale, saranno necessarie diverse squadre di lavoro per la realizzazione delle attività previste (preparazione dei terreni, avvio del campo sperimentale, costruzione delle strutture....); al termine del terzo anno saranno poi selezionate quelle figure che, durante le attività di formazione pratica e teorica, sono risultate particolarmente valide. A queste sarà dato l’incarico di gestire l’azienda per conto dell’intera associazione d’agricoltori che, in maniera indiretta, andrà a beneficiare del profitto. Il quarto e quinto anno di progetto prevedono una co-gestione dell’azienda (personale del progetto e associazione d’agricoltori); in questo periodo sarà possibile effettuare un trasferimento di know-how che permetta ai nuovi gestori di condurre l’azienda in maniera ottimale e produttiva.
Cronogramma delle attività
La durata totale del progetto è di 5 anni. Durante il primo anno si procederà con la realizzazione delle strutture necessarie per la gestione dell’azienda e per l’avvio del campo sperimentale; si procederà con la correzione del terreno disponibile e con la sistemazione dell’impianto d’irrigazione. Le attività di formazione saranno ciclicamente distribuite nei cinque anni di progetto, mentre quelle di fund-reserch saranno più o meno costanti, ma limitatamente ai primi tre anni. Al secondo anno inizierà l’erogazione di un servizio di assistenza tecnica agli agricoltori, garantito dalla presenza in loco, di due agronomi responsabili del progetto.
Al terzo anno è prevista l’entrata in produzione dell’azienda.
La distribuzione temporale delle diverse attività di progetto è riportata nel seguente cronogramma delle attività:
Sostenibilità politico-istituzionale
A conferma della sostenibilità politico-istituzionale delle attività previste in progetto si riportano di seguito i tre punti fondamentali sui quali il governo Tanzaniano ha proposto di focalizzare l’attenzione per il raggiungimento di uno sviluppo economico e sociale del paese: primo, favorire l’incremento del reddito medio degli agricoltori che è anche pre-condizione per arrivare alla riduzione della povertà nelle aree rurali; secondo, qualsiasi strategia che mira alla sicurezza alimentare deve prevedere delle azioni che implementino il settore agricolo; e terzo, visto che l’agricoltura copre più del 50% del GDP (Gross Domestic Products) del paese, è impensabile il fatto di trascurare tale settore.
Per soddisfare i bisogni e le aspettative della Tanzania il Governo ha deciso, dal 2002, di uniformare la sua politica d’interventi a delle ambiziose linee direttrici, “Tanzania Development Vision 2025” (TDV), quali: la riforma della legislazione in favore di un sistema di norme compatibili con un’economia di mercato; la riduzione dell’imposizione fiscale a favore delle imprese, lo sviluppo delle infrastrutture e delle risorse umane ecc.. Più nello specifico, per stimolare il settore agricolo e ridurre la povertà nelle aree rurali, è stato creato l’”Agricultural Sector Development Strategy” (ASDS) che fornisce le basi per azioni di supporto in entrambi settori, pubblico e privato. Tali piani sono stati preparati grazie ad un’azione coordinata di vari membri del governo locale, quali: ministero dell’Agricoltura, del Food Security, delle Cooperatives and Marketing, Ministero dell’Acqua e della Terra e del Ministero delle Finanze.
L’ASDS introduce delle nuove linee guida per lo sviluppo del settore agricolo, garantisce incentivi a chi decide di investire nel settore primario, da privato o tramite la cooperazione con piccoli agricoltori e soprattutto a chi investe nella trasformazione dei prodotti agricoli (agro-processing activities).
Sostenibilità socio-culturale
Prima di valutare l’impatto socio-culturale che le attività di progetto potrebbero avere sulla popolazione locale, è necessario evidenziare come i beneficiari, nonostante siano indigeni le cui origini sono da secoli legate a tradizioni e culture di piccoli gruppi sociali, abbiano assunto un modello culturale tipicamente occidentale, aperto all’introduzione di nuove tecniche e tecnologie, al concetto di impresa e di cooperazione. Questo favorisce sicuramente la buona riuscita del progetto che non mira, in ogni caso, ad influenzare le tradizioni culturali di un popolo disagiato, ma ad implementarne, in maniera razionale e produttiva, le conoscenze tecniche e scientifiche necessarie per migliorarne il livello medio di vita.
La creazione di una valida attività agricola di cui un intero villaggio può beneficiare, che stimola la cooperazione tra le singole persone e ne favorisce l’aggregazione, che tende a creare un piccolo mercato locale e a produrre un incremento del reddito medio, sicuramente produce un effetto positivo sulla società di cui si vuole alzare il livello di educazione, migliorare lo stato di salute e quello psicologico, fondamentali per affrontare con serenità le problematiche che giornalmente si presentano. Quest’attività sarebbe sicuramente uno sprono, per stimolare ed invogliare quelle persone che non hanno mai visto nell’agricoltura una valida e remunerativa alternativa occupazionale.
Sostenibilità tecnologica
Una delle componenti fondamentali del progetto è quella di proporre un pacchetto tecnologico perfettamente compatibile con l’ambiente e di facile applicazione e gestione tra gli agricoltori. Questo si compone di due parti: miglioramento delle produzioni agricole e miglioramento delle possibilità di commercializzazione dei prodotti agricoli, tramite la trasformazione degli stessi.

Nel primo caso si fa riferimento ad un insieme di pratiche colturali, adatte alla zona, che consentono di utilizzare le risorse naturali, senza modificarne gli equilibri. In pratica si tratta di valorizzare le colture presenti, rendendole qualitativamente e quantitativamente più produttive, e di introdurre nuove specie e nuove varietà migliorate, delle colture già praticate; il tutto applicando semplici tecniche agronomiche con lo scopo di perfezionare quelle attuali, valorizzando il lavoro umano e sfruttando le risorse facilmente reperibili nel territorio.
Nel secondo caso si tratta di migliorare l’efficienza e l’affidabilità di quanto già esiste, cercare di fornire gli input per una visione migliorata del settore agricolo, input per la realizzazione d’interessanti possibilità di sviluppo commerciale, derivanti dalla trasformazione dei prodotti locali.
Per quanto riguarda le metodologie specifiche e gli strumenti tecnologici utilizzati, è importante sottolineare che i nuovi sistemi produttivi da introdurre presso gli agricoltori locali, sono di semplice funzionamento, non si vuole utilizzare una tecnologia troppo avanzata che possa scontrarsi con i modelli di vita della popolazione. A tal proposito le attività formative svolgono un ruolo fondamentale nell’avvicinare e nel far comprendere agli agricoltori le modalità d’impiego delle nuove macchine ed i vantaggi che il processo di trasformazione andrà a garantire all’interno del ciclo produttivo.